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Cominciamo a correre…?
Un ben trovati a tutti voi dal Vostro Inviato.
Ritorno a voi, sperando di farvi cosa gradita, aprendo una nuova rubrica.
Una sorta di racconti dove, se possibile, raccogliere qualche consiglio.
Nelle successive puntate vi racconterò anche degli atteggiamenti di alcuni atleti che noto durante le gare.
L’intento è quello di narrare i fatti, gli eventi, gli stimoli che via via mi hanno indotto a correre, qual è stata la molla che mi ha avviato verso questo meraviglioso sport e soprattutto dirvi quali sono stati gli errori che ho commesso e che sto ancora commettendo affinché possiate starne alla larga.
Nella mia vita ho sempre fatto dello sport, nuoto, calcio, ciclismo, sempre in maniera saltuaria a causa dei vari impegni che nel corso della nostra vita tutti noi dobbiamo affrontare.
Poi un bel giorno (si proprio un bel giorno!!!!) scoprii in maniera casuale la corsa.
Fino a quel momento avevo osservato gli amici podisti in maniera un pochino distaccata; mi chiedevo cosa provassero nel correre, nel fare tutta quella fatica e poi… boohh
Ecco tutto cominciò circa cinque anni fa una domenica mattina di inizio marzo quando mia moglie mi disse che voleva andare a Villa Pamphili per provare a correre.
Incuriosito dalla sua idea infilai su un paio di jeans con una felpa, scarpe comode da passeggio e ci recammo alla famosa villa.
Qui, mentre lei “correva”, rimasi tranquillamente seduto su una panchina a prendere il sole e vedere tutto quello che girava intorno a me; rimasi impressionato dalla tanta gente, di tutte le età, che stava correndo.
La domenica successiva ritornammo nuovamente a villa Pamphili ma questa volta avevo cambiato abbigliamento avevo indossato una tuta ed un paio di scarpe da ginnastica che avevo da circa 5 o 6 anni.
Tentai anch’io di correre ma fatti 250 o 300 metri al massimo ebbi delle sensazioni non proprio favorevoli: fiatone spaventoso, cuore a mille e dolori alle caviglie. Decisi subito di fermarmi ed aspettare mia moglie che nel frattempo stava ancora girando.
Pensai che ormai giunto a 40 anni non era il caso di intraprendere un’attività sportiva così impegnativa e così riposi questa idea nel cassetto.
In quel periodo, per motivi di lavoro, ero spesso in trasferta a Torino e Milano; circa dopo due settimane dal quel mio goffo tentativo, mi trovavo nel capoluogo Piemontese ed un pomeriggio mentre rientravo in albergo passai al Parco del Valentino.
Oltre le bellezze naturali del luogo notai una miriade di gente che correva, ciò riaccese il desiderio in me, si, mi dissi voglio correre anche io lo fanno tutti ma perché non dovrei riuscire?
Ormai era partita la sfida con me stesso.
Il giorno successivo dopo aver acquistato un paio di scarpe maglietta e pantaloncino (SENZA IL CONSIGLIO DI NESSUNO E SENZA AVER UN MINIMO DI INFORMAZIONI SUL TIPO DI SCARPE DA USARE) mi recai al Parco del Valentino e comincia a correre.
All’inizio le sensazioni furono quelle di qualche domenica prima, però, giunto al massimo dello sforzo non mollai subito, rallentavo e camminando recuperavo le energie e poi riprendevo a correre.
Questa mia prima seduta durò circa 20 minuti; la mattina successiva mi svegliai completamente distrutto, dolori da tutte le parti del corpo, gambe dure come sassi ma ormai ero deciso ad andare avanti.
Le sedute di corsa erano due a settimana e coincidendo con i giorni in cui ero fuori Roma, dopo il lavoro, invece di starmene chiuso a vedere la televisione, mi cambiavo ed andavo a correre. Le sedute erano sempre le stesse 20 minuti tra corsa e camminata.
Dopo un po’ di tempo la cosa mi incominciò ad infastidire:
Perché non riuscivo a fare almeno 5 minuti in più?
Perché non ogni tanto mi dovevo fermare?
Perché cominciavano a farmi subito male le caviglie e i piedi?
Raccontai tutte queste mie sensazioni ad un amico che aveva avuto esperienze come allenatore e che praticava, guarda caso, la corsa.
Dopo avermi ascoltato mi disse dove stavo sbagliando, mi consigliò di alternare un minuto di corsa con un minuto di camminata, di dedicare all’inizio e alla fine della seduta del tempo per lo stretching; nelle fasi successive aumentare il periodo di corsa a 2 minuti fino ad arrivare a correre 5 minuti consecutivi. Il tutto correndo ad un andatura di poco superiore alla camminata.
Misi in pratica questi pochi consigli e, nel giro di un mese notai che la resistenza man mano aumentava e con essa anche la mia soddisfazione.
Ma i dolori alle caviglie rimanevano, c’era ancora molto ma molto da correggere e da fare…..
Alla Prossima puntata dove parleremo di piccoli infortuni e scarpe
Un caro saluto dal Vostro Inviato
Continua...
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